Bokushin - la scuola del cuore di inchiostro

Shodo

Significato

La parola Shodo (in cinese Shudao oppure Shu, Shufa, etc. a seconda delle scuole) che viene comunemente tradotta con Arte della Calligrafia è composta da due ideogrammi:

Sho
Scrittura
Do
Ricerca e comprensione della vita

ovvero: «Ricerca e comprensione della vita tramite la pratica della calligrafia».
Lo Shodo si pone all’interno della filosofia che collega tutte le arti il cui nome termina con il suffisso Dô:

Judo
la via della cedevolezza
Kendo
la via della spada
Karatedo
la via della mano nuda
Kyudo
la via del tiro con l’arco, etc.

La terminologia usata è giapponese. La calligrafia è un’arte che implica un lungo apprendimento e una pratica costante. In Oriente è intimamente legata alla pittura, ne è anzi il fondamento. Un buon pittore è prima di tutto un buon calligrafo, dal momento che l’apprendimento delle due arti avviene parallelamente: entrambe infatti sono accomunate dai medesimi materiali e si eseguono con procedure analoghe.
Come la pittura, l’arte dello Shodo richiede innanzitutto la padronanza del tratto, l’immediatezza del gesto, la continuità del ritmo, il controllo della forza impressa al pennello e non tollera ritocchi o correzioni.

Che cosa si scrive?

Una parola, una frase, una poesia, una preghiera, etc. Ciò che importa èriuscire a trasmettere lo spirito, il senso, l’emozione o cosa si vuole, sul foglio,di modo che le parole colpiscano gli occhi, lo sguardo di chi le osserva. In altre parole ogni tratto, ogni carattere è un’espressione della forza dell’artista (della sua interiorità , della sua anima). Una composizione rigida, regolare non si può chiamare calligrafia.
La simmetria è abbandonata per realizzare una composizione formale più articolata. Si ricerca l’equilibrio nell’irregolarità e nell’asimmetria. Anche quando i tratti del pennello e i caratteri sono organizzati in posizioni apparentemente sbilanciate, tuttavia c’è uno scheletro stabile che lega ogni elemento e ne costituisce l’armonia. Torna su.

Origini

Verso il 500 d.C. la cultura cinese penetra in Giappone, che ne adotta il sistema di scrittura, adattandolo, dopo un lungo periodo, alla propria lingua. I monaci che si recavano in Cina per il loro apprendistato trapiantarono nel paese anche l’arte della calligrafia. La scrittura cinese ha uno sviluppo verticale e procede dall’alto al basso e da destra a sinistra. Le sue origini risalgono al secondo millennio a.C. e sono incise su gusci di tartaruga e ossa oracolari. Seguì un’evoluzione che portò all’uso del pennello ed alla formazione del complesso dei caratteri Kanji che ancora oggi rimane in gran parte invariato.
I caratteri, secondo la loro origine, possono essere distinti in:

Pittogrammi
traducono in segni le idee astratte e concetti;
Indicativi
che indica il sngificato di carattere aggungendo il tratto;
Ideogrammi
caratteri formati da almeno due pittogrammi combinati per esprimere un concetto e utilizzati per parole nuove e idee astratte;
Fonogrammi
caratteri formati da almeno due pittogrammi di cui uno ha la medesima pronuncia (suono) del concetto che si vuol rappresentare.
Prestiti
caratteri (ideogrammi o pittogrammi) preesistenti presi in prestito e utilizzati per una eventuale parola nuova.

uesta suddivisione può variare secondo diversi studi. In epoca Heian (794-1192) dai caratteri cinesi si sviluppa la scrittura sillabica giapponese Kana, necessaria a integrare l’uso dei Kanji nella trascrizione della lingua Yamato. In questo periodo il Giappone poteva già vantare i suoi maestri più illustri: il monaco buddista Kukai, fondatore della scuola Shingon, l’imperatore Saga e Tachibana no hayanari.
Nel 1200, il monaco Eisai fondava la scuola Rinzai e nel 1227, il monaco Dogen fondava la scuola Soto, entrambe del buddismo Zen. Da allora vi furono numerosi grandi maestri calligrafi che coniugarono la filosofia Zen con lo Shodo; tra quelli che ricordiamo Ikkyu (1394-1481), Jiun (1718-1804), Ryokan (1758-1831), Sengai (1750-1837). Torna su.

Sigilli

In ogni opera calligrafica si possono notare uno o più «marchi» rossi: sono i sigilli, componenti fondamentali dello Shodo. Sono firme, emblemi dell’artista, brevi poesie che costituiscono una parte integrante dell’opera. Il calligrafo possiede più sigilli con il proprio nome o pseudonimo e li usa secondo i casi per esprimere particolari atmosfere.
Più sigilli possono essere apposti sulla stessa opera dall’artista, raggruppati attorno alla firma o disgiunti ad incidere sugli equilibri complessivi. L’arte dell’incisione dei sigilli, si chiama Tenkoku. Torna su.

Materiali

La carta Kami
Chiamata carta di riso, si trova in moltissime varietà per spessore, consistenza, assorbimento, trama, colore, etc.
I pennelli Fude
Sono tutti di setola naturale (cavallo, tasso, capra,etc.). Variano per forma, dimensioni, lunghezza e tipo di setola. Diversamente dai pennelli occidentali sono composti da un nucleo interno, che serve da serbatoio per l’inchiostro, e uno strato esterno di peliTerminato l’esercizio di Shodo, bisogna subito lavare il pennello con l’acqua, asciugarlo e appenderlo in un luogo asciutto.
L’inchiostro Sumi
Si presenta in barrette formate da fuliggine di resina di pino o olio di colza mescolate con colla estratta dalle pelli d’animali stagionate e da profumi vegetali. A seconda delle miscele e della stagionatura si ottengono diverse tonalità di nero. Queste barrette d’inchiostro vanno sciolte con acqua sfregandole su un’apposita pietra.
La pietra per inchiostro Suzuri
A forma di recipiente, perlopiù rettangolare, è costituita da una superficie su cui si sfrega il Sumi, e da un pozzetto che contiene l’acqua.
Per preparare l’inchiostro bisogna riempire il pozzetto per circa due terzi con acqua, si intinge la barretta e si comincia a sfregare con un movimento circolare, deciso, costante e vigoroso, senza tuttavia esercitare una forza eccessiva poichè ciò rischia di favorire la formazione di un inchiostro granuloso e mal diluito.
La preparazione dell’inchiostro è molto importante anche per predisporsi mentalmente e fisicamente all’esecuzione della calligrafia. Torna su.

La posizione

Lo Shodo si pratica seduti in Seiza o su una sedia. L’altezza del piano di lavoro deve essere al di sotto dell’ombelico.

In Seiza
In ginocchio, sovrapporre gli alluci, quindi sedersi sui talloni, con i fianchi ben stabili. La distanza tra le due ginocchia è quella di un pugno, la schiena è eretta e la respirazione regolare.
Su una sedia
Sedere nella parte anteriore della sedia occupandone solo la metà . I piedi arretrano rispetto alle ginocchia. La distanza tra i calcagni è quella di un pugno. Le punte dei piedi sono rivolte leggermente verso l’esterno rispetto ai talloni: far forza su di esse.
Su fogli di grande formato
Vengono eseguite appoggiando i fogli sul pavimento o su un tavolo. Il calligrafo lavora in piedi, scalzo, o inginocchiato in modo da potersi muovere liberamente. Soprattutto in questi casi interviene un’intera partecipazione del corpo nei gesti esecutivi. Torna su.

L’uso del pennello

Si impugna il pennello con tre dita. Non impugnare stringendo forte, ma come se «si tenesse un uovo nel palmo della mano».
Si tiene il pennello verticale, si sollevano i gomiti alla stessa altezza e la mano sinistra si appoggia sulla carta per tenerla ferma. Torna su.

Il montaggio delle opere

Il montaggio della calligrafia è molto importante e non deve entrare in contrasto con il carattere dell’opera.
Ve ne sono diversi tipi che si adattano ai formati della carta. L’opera montata tradizionalmente assume l’aspetto di un rotolo da esporre secondo le proprie caratteristiche nelle occasioni più adatte. Torna su.